Cinemare

Andavo sempre in fondo a quel molo sperando di essere solo, e mi sedevo lì, fissando l’aria, in attesa di un nuovo spettacolo.
In una mattina di mare nero, l’orizzonte ancora buio diventò lo sfondo per l’arrivo di un vascello che avanzava sballottato dalle onde, il vento portava il rumore del mare e il canto di una ciurma ubriaca.

Pende un uomo dal pennone
tutto nero di catrame
non è certo un buon boccone
per i corvi che hanno fame.

Cinque teschi tutti neri
stan sul cassero di prua
son dei cinque bucanieri
che son morti alla tortura.

 

Sulla passerella, una donna ondeggiava con le vesti strappate e i piedi legati alla pietra che l’avrebbe guidata alla sua ultima dimora. Non so quale fosse la colpa che l’aveva condotta fin lì, ma il suo destino avanzava veloce come il tempo che le restava da vivere.
Respiri affannati le gonfiavano il petto, gli ultimi che le avrebbero attraversato i polmoni.
I legni fradici si avvicinavano cigolando alla riva spinti dalle vele cariche di vento, due bucanieri ridevano con i gomiti appoggiati al parapetto guardando la giovane donna affrontare i suoi minuscoli ultimi passi.
All’ordine del capitano, spiccò il volo verso la sua tomba salata, accompagnata da un boato bestiale, fatto di fiati al sapore di rum.
La candida figura si dissolse nel mare senza urla.
La ciurma, che fino a quel momento aveva riso, si fece silenziosa, come pentita di ciò che aveva appena fatto…

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