I prigionieri di Conte

IL PRIGIONIERO DI CONTE SINGLE

 

Di Mattia Bragadini

Ore 7:30
La sveglia biologica, con il decisivo contributo della prostata, mi spalanca gli occhi come se fosse un normale giorno di lavoro. In attesa della sveglia telefonica, impostata sulle 8:30 più per dignità che per effettiva necessità, mi rotolo per un’ora sotto al piumone. È di gran lunga il momento più piacevole ed emozionante della giornata. Dalla finestra della camera scruto il parcheggio in strada alla ricerca dell’auto della mia vicina che ancora lavora (beata lei!) per capire se è weekend o un giorno feriale.

Ore 8:30
Mi dirigo in cucina ad alzare le serrande, a preparare il bricco per il latte, accendere la Nespresso, ed estrarre biscotti, marmellata e fette biscottate dalla credenza. Mi affaccio al balcone in mutande a respirare un po’ di aria pulita, saluto con un vago sorriso e un cenno della mano la Piccola Vedetta Bastarda del balcone di fronte, già in posizione in tuta mimetica, binocolo, taccuino e smartphone. Meglio tenersela buona nella malaugurata ipotesi che dovessi fare una scappata dal fornaio.

Ore 8.40
Videochiamata in ingresso dal gruppo degli ex compagni del liceo. Ignora.

Ore 8:45
Dopo sette crunch e tre push-up a mero beneficio di Instagram, dichiaro conclusa con una certa soddisfazione la sessione di allenamento quotidiano e mi dirigo alla doccia; il rituale passaggio sul trono è l’occasione per scorrere velocemente Facebook e Twitter per scegliere quale esponente del governo infamare oggi. Mi lascio accarezzare dal dolce getto caldo per decine e decine di minuti, coccolando tra me e me l’idea di mandarne un video a Greta Thunberg giusto per vedere che faccia fa.

Ore 9:30
Preparo il caffellatte, apro il pacco di biscotti e mi siedo a fare colazione cercando di resistere alla tentazione di accendere la TV. Dopo aver appreso che le Zuppole Balocco forniscono 5,5 grammi di carboidrati per biscotto pari al 2 % della dose giornaliera raccomandata, mi arrendo e accendo l’infernale apparecchio su Sky TG 24. Escludo immediatamente l’audio e decido di leggere tutti i sottopancia finché non ne esce uno non attinente all’”emergenza Coronavirus”; dopo 23 minuti comincio ad accusare vertigini e un principio di labirintite. Rinuncio e spengo la TV.

Ore 10:10
Videochiamata in ingresso dal gruppo degli amici della pesca. Ignora.

Ore 10:30
Apro il frigo per rimettere via il latte, ormai finito, e noto che l’unica cosa vagamente commestibile rimasta è una confezione di Insalatissime Rio Mare scaduta nel novembre del 2012. Devo fare la spesa. Dopo qualche minuto di training autogeno, tecniche yoga per migliorare la respirazione e un breve ripasso di strategie ninja, mi infilo gli stessi jeans degli ultimi dieci giorni, la stessa maglietta degli ultimi dieci giorni, la stessa felpa degli ultimi dieci giorni e mi preparo a delinquere.

Ore 10:45
Accucciato nell’androne del portone di casa, attendo che faccia effetto il Dulcolax che il marito della Piccola Vedetta Bastarda le mette nel tè ogni mattina. Il poveretto in realtà è uno dei nostri, che però al momento del matrimonio ignorava la clamorosa predisposizione alla delazione della consorte; così oggi cerca di recuperare facendo eroicamente quel che può per dare una mano a noi passeggiatori seriali. Grazie al prezioso lavoro della nostra quinta colonna, riesco a guadagnare il cancello e a dirigermi verso la piazza e le sue botteghe per comprare pane, latte, carne, frutta, verdura e, somma infrazione, l’indispensabile Settimana Enigmistica.

Ore 11:30
Benedicendo a gran voce la Sanofi dall’amministratore delegato fino all’ultimo dei magazzinieri, e dopo aver elevato una preghiera di ringraziamento agli inventori dei lassativi, rientro trionfante a casa con il bottino: una bottiglia di latte, tre focaccine, sei pizzette, mezzo chilo di parmigiano e tre mozzarelle; zucchine, pomodori e peperoni; cipolle, sedano e carote per il soffritto; due bistecche di manzo, dodici tra würtsel e salsicce, quattro hamburger di chianina; mandarini, mele e otto Peroni da 66. Metto la spesa in frigo, stappo una Peroni e comincio a cucinare il pranzo.

Ore 11:31
Pensandoci meglio, estraggo dal freezer una busta di ravioli alla zucca con ragù bianco 4 Salti In Padella, mi chiedo per un attimo se tre etti non saranno troppi, ma d’altra parte stamattina ho fatto addominali e pettorali, che sarà mai! Preparo padella, piatto, fondina, posate, e stappo un’altra Peroni che vado a sorseggiare sul balcone. Il cenno di saluto della Piccola Vedetta Bastarda è visibilmente meno allegro e deciso di prima e si sta inspiegabilmente tenendo la pancia con una mano, mentre l’altra resta comunque imperterrita fissa sullo smartphone.

Ore 11:40
Videochiamata in ingresso dal gruppo dei colleghi di lavoro. Ignora.

Ore 12:00
Per un imprecisato e immotivato senso del dovere, mi collego allo smart work aziendale. Mi sembra di visualizzare un cespuglio che rotola in una strada polverosa del Texas, sento anche il sibilo del vento che mi fischia nelle orecchie. C’è solo una piccola notifica di posta elettronica. Apro incuriosito ed è la mail di un cliente che chiede se la consegna per il 10 aprile è confermata. Dopo essermi ripreso da una crisi di convulsioni da risate, apro la chat dei colleghi di lavoro cogliendo l’occasione per scusarmi per aver perso la chiamata (“Perdonatemi, ma stavo lavorando”) e per condividere l’aneddoto. Seguono sedici messaggi vocali di risate isteriche.

Ore 12:50
Mentre i ravioli gentilmente offerti dal signor Findus sono sul fuoco a mantecare, dall’appartamento Esposito – Vitiello di fianco al mio comincia a diffondersi una playlist di neomelodici capitanata da Gigi D’Alessio. Ordino a Siri un fuoco di sbarramento in crescendo, che parte dai Led Zeppelin, passa per i Pink Floyd, attraversa Dire Straits, U2, R.E.M., Springsteen, Muse e poi esplode con Nirvana, Pearl Jam, Metallica, AC/DC. Abbasso leggermente il volume per verificare: di Gigi D’Alessio non c’è più traccia. Standing ovation del condominio.

Ore 13:00
Comincia il duello con i ravioli alla zucca con ragù bianco con un fantozziano “Vabbè, questa è l’ultima volta, da domani mi metto a dieta” mentre con il TG2 parte la sequela dei telegiornali fotocopia. Nuovi contagi; nuove vittime; la situazione drammatica di medici e infermieri; accorato appello a stare in casa; i servizi dalle zone più colpite; le città deserte; l’ultimo decreto; la maggioranza: “siamo bravissimi”; l’opposizione: “servono ottocentosessanta fantastiliardi di dobloni”; la Francia, la Spagna, la Germania, il Regno Unito; la Cina, gli Stati Uniti e il resto del mondo; gli artisti che cantano da casa. Vomito l’ultimo raviolo proprio quando stavo per aggiudicarmi il prestigioso e ambito trofeo Giovanni Rana per il maggior numero di tortellini ingoiati in dieci minuti. Stappo una Peroni per buttare giù il tutto.

Ore 13:50
Accendo nuovamente la Nespresso e comincio a prepararmi il consueto Arpeggio post-prandiale. Mi siedo al tavolino del balcone con il caffè in mano, lanciando uno sguardo preoccupato alle bimbe del palazzo che giocano serene nel giardino condominiale: la Piccola Vedetta Bastarda è di nuovo al suo posto e a quanto pare ha aggiunto un secchio alla sua attrezzatura di battaglia. Temo che occorrerà adottare una nuova strategia, dobbiamo inventarci qualcos’altro.

Ore 14:30
Videochiamata in ingresso dal gruppo del calcetto. Ignora.

Ore 14:40
Dopo aver scorso inutilmente due volte la rubrica del telefono alla ricerca di qualche amico che non ho ancora sentito, decido di chiamare il vecchio numero della mia fidanzatina delle medie. Mi risponde un commercialista di Rovigo che mi chiede se voglio fare la pratica per avere i 600 euro che spettano alle partite IVA. Gli rispondo che sono un cassintegrato all’80 % dello stipendio, e lui mi manda simpaticamente in mona accompagnando l’invito con una serie di considerazioni sulle divinità che non avrebbero incontrato il plauso delle massime autorità ecclesiastiche.

Ore 15:00
Stappo una Peroni e parte la maratona su Netflix, intervallata con interazioni social. Episodio di Stranger Things; post polemico su Facebook; episodio de La casa di carta; acquisizione e distribuzione nei gruppi Whatsapp di esilaranti meme sui decreti di Conte; episodio di Narcos; serie di insulti su Twitter a politici, giornalisti, sindaci, virologi, presidenti di regione; episodio di Freud; acquisizione e distribuzione nei gruppi Whatsapp di esilaranti meme sull’ultimo modello di autocertificazione.

Ore 17:30
Videochiamata in ingresso dal gruppo di spinning. Ignora.

Ore 17:40
Totalmente confuso e frastornato, invio un messaggio al gruppo della catechesi per adulti sostenendo che Pablo Escobar ha scritto al Professor Sergio Marquina / Salvador Martín su Facebook per pianificare un attacco alla sede della Protezione Civile del Sottosopra utilizzando le maschere del professor Brusaferro: secondo un tweet dell’assessore Gallera, che ha sognato Fontana che si librava in volo sopra la Val Seriana lanciando milioni di mascherine alla popolazione, la cocaina sarebbe nascosta nel caveau insieme a tute, guanti, tamponi e respiratori. Urge respirare aria fresca.

Ore 17:50
Dopo una lunga trattativa con la vicina che mi costerà spesa a domicilio tre volte a settimana e la pulizia del suo appartamento ogni sabato per un mese, salvo nuovo DPCM e salvo intese con le regioni, la signorina Carboni del balcone di fianco (con la quale in altro periodo storico intavolerei ben altre trattative) mi concede l’utilizzo del suo schnautzer per un’illegalissima passeggiata intorno all’isolato. Da lontano noto la Piccola Vedetta Bastarda alzare un sopracciglio e prendere appunti. Mi sa che questa non se l’è bevuta.

Ore 18:00
Rientro giusto in tempo per l’imperdibile bollettino della Protezione Civile, stappo una Peroni e mentre il dottor Borrelli snocciola i dati che il pool pochi minuti prima ha stilato lanciando ognuno una coppia di dadi, prendo appunti per quando sarà di nuovo possibile giocare al lotto. 28 secondi e 6 decimi (record in attesa di omologazione) dopo che ha preso la parola il professor Locatelli cado in un sonno profondo. Mi sveglia il suono del cellulare, rispondo a mio padre che mi chiede come sto e cosa ho fatto oggi, ricambio le domande e in 57 secondi la telefonata è archiviata. Si è fatto tardissimo.

Ore 19:00
Su Raiuno è già cominciato L’Eredità, momento di massima distrazione quotidiana nonostante Flavio Insinna sia simpatico come un gavettone col brodo caldo. Essendo un programma registrato, dopo un primo effetto straniamento durante il quale andavano in onda puntate in cui tutto si svolgeva come se niente fosse accaduto, e la pantomima di alcune puntate registrate senza pubblico, adesso trasmettono solo repliche. Aggiorno il taccuino dove annoto tutte le volte che Insinna pronuncia la parola “meraviglioso” segnando la notevole quota di 98.145 (praticamente il numero di contagi ufficiali di Wuhan) e constato con amarezza che non indovino nemmeno le parole delle ghigliottine che ho già visto.

Ore 19:50
Videochiamata in ingresso dal gruppo del fantacalcio. Ignora.

Ore 20:00
Con il sottofondo del TG1 che ripete le stesse cose del TG2 delle 13, solo aggiornate con i numeri delle nuove vittime, mi infilo il grembiule e il cappello da chef, stappo una Peroni e mi appresto a preparare la cena. Afflitto dai sensi di colpa per i tre etti di ravioli scofanati a pranzo che ancora galleggiano nello stomaco indecisi sul da farsi, decido di prepararmi una leggera insalata caprese. Dopo aver rischiato tre volte l’amputazione di un mignolo affettando i pomodori, completo la mia creazione con pepe, sale, basilico e mezza bottiglia di olio, che leggero va bene, ma senza esagerare. Completa la mia frugalissima cena un rinforzino composto dalle tre focaccine, le sei pizzette e il mezzo chilo di parmigiano comprati stamattina.

Ore 20:30
Mi alzo barcollando e dopo aver messo i piatti nella lavastoviglie ancora piena solo a metà, rotolo fino al divano. Stappo una Peroni e comincio a spulciare Instagram. Nico ha fatto la pizza, Rosy ha fatto la pizza, Max ha fatto la pizza, Debby ha fatto la pizza; uno ha lanciato la sfida dei palleggi con i kiwi, uno ha lanciato la sfida delle scope che stanno in piedi, uno ha lanciato la sfida di emettere all’unisono un enorme rutto dal balcone; Titti ha pubblicato la foto dei suoi micini pucciosi, Stefy ha pubblicato la foto dei suoi cagnolini pucciosi, Lilli ha pubblicato la foto dei suoi cricetini pucciosi; Madonna è in diretta, Elton John è in diretta, Jimi Hendrix è in diretta (mhm…). Esco da Instagram. Finisco il mezzo litro rimanente della Peroni in una sola sorsata.

Ore 21:00
Videochiamata in ingresso dal gruppo degli amici più stretti. Accetta.
Finalmente parlo con qualcuno che non sia la signorina Carboni del balcone di fianco o l’aspirapolvere. O meglio ci provo. Cinque dei sette amici si muovono a scatti come se fossero sotto le strobo di una discoteca, mi arrivano voci metalliche sovrapposte, sento il ritorno della mia voce negli auricolari con un secondo di delay: sembra una conferenza stampa in remoto da Palazzo Chigi. A quanto pare però stanno tutti bene e per oggi nemmeno loro hanno commesso omicidi. Cerco di interagire e raccontare la mia eccitantissima e impegnativa giornata, ma mi accorgo sinistramente che sto chiamando tutti ripetutamente per nome come se fossi un giornalista di Sky. Mi scuso, saluto tutti e ci diamo appuntamento in chat tra otto secondi.

Ore 21:40
Stappo una Peroni e faccio partire la sessione di zapping. Saltello tra tre film interessanti gentilmente offerti da Sky Cinema; i sette programmi di approfondimento proposti contemporaneamente da Raiuno, Raidue, Raitre, Retequattro, Canale 5, Italia 1 e La7; le più belle partite della storia del basket americano su Sky NBA; l’ennesima serie TV di Sky Atlantic. Totalmente frastornato dalla sovrapposizione di immagini e parole, complici i cinque litri abbondanti di Peroni ingurgitati, vado, ancora una volta fantozzianamente, nel pallone più completo e crollo svenuto sul divano mentre su La7 stanno spiegando che il virus è stato portato sulla Terra dagli alieni dopo averlo creato in laboratorio mischiando ali di pipistrello, kryptonite e olio di palma.

Ore 23:45
Mi sveglio di colpo grazie alle voce di Flavio Tranquillo che sta urlando “Michael! Jeffrey!! Jordan!!!”, devo avere un pollice dotato di vita propria che continua ad agire anche mentre dormo. Apro un occhio assonnato con la segreta speranza di svegliarmi nel giugno del 1998, quando i miei problemi principali erano l’esame di diritto pubblico della prossima sessione e dove fare l’aperitivo domani sera. Però basta poco per rendermi conto che non mi trovo nel salotto della casa dei miei genitori, ma nella mia casa da single. Mi spoglio, mi lavo i denti con calma, faccio ripetuti sciacqui col collutorio, stendo un abbondante strato di crema idratante sul viso, mi guardo allo specchio: la barba cresce, sempre più grigia; i capelli crescono, sempre più grigi; il tempo passa, inesorabile. Vado a letto sperando che domani sia un giorno migliore.

Ore 00:30
Videochiamata in ingresso dal gruppo “La setta dei poeti maledetti”.
E questi chi cazzo sono? Ignora. Esci dal gruppo.
Buonanotte.

 

 

IL PRIGIONIERO DI CONTE PADRE DI FAMIGLIA

 

Di Massimiliano Renaud

Ore 6:40
Mi sveglio, ancora non riesco ad alterare il mio orologio biologico che è talmente preciso, da far sembrare un Rolex una meridiana fatta con un tronco di bambù piantato a cazzo su una spiaggia ventosa.
Entro in doccia e non ne esco fino a quando non ho le dita lesse come un cappone il giorno di Natale, mi asciugo per venti minuti i quindici millimetri di capelli che ho in testa, mi lavo i denti fino a quando il dolore al braccio è talmente forte da non riuscire a tenerlo sollevato e mi passo il rasoio una trentina di volte sul micron di barba che è cresciuto nella notte. Quando la pelle risulta essere finalmente violacea, mi sento legittimato a massaggiarla per dieci minuti con cinquanta cl di crema idratante.
Dalla sedia del salottino in mansarda, trasformata in armadio, scelgo fra i tre pantaloni della tuta di diverse pesantezze e le abbino a polo, maglietta o felpa secondo il clima che immagino che mi aspetti dopo una prima occhiata fuori dalla finestra. Battezzato l’outfit di giornata, lo indosso senza nemmeno pormi il problema se mi sto infilando tutto al contrario.
Scendo le scale come un ultracentenario e raggiungo il piano inferiore, apro gli scuri per vedere se non ci hanno fottuto anche il sole e raggiungo la Nespresso per scaricare il caffè che, invece di darmi la forza di andare in ufficio, deve darmi la spinta per raggiungere il balcone.

Ore 6:50
Fumo una sigaretta e fisso il nulla tra i rami della quercia che ho in giardino per dieci minuti.
Apro l’applicazione di Facebook e rivolgo pensieri di disprezzo nei confronti dello Stato e di buona parte del popolo italiano.
Fisso il nulla all’interno del fienile vuoto che ho davanti a casa per cinque minuti.
Apro l’applicazione di Twitter e rivolgo pensieri di disprezzo verso lo Stato e buona parte della popolazione mondiale, sul social dell’uccellino azzurro seguo anche profili internazionali.

Ore 7:00
Prima che le altre creature della casa ritornino dal mondo dei sogni, accendo la PS4 e avvio NBA2K20: con la modalità carriera ho almeno l’impressione che qualcosa nel mondo stia andando avanti.
A fine primo tempo, in vantaggio di dieci punti sull’avversario di turno, torno sul balcone.
Accendo una sigaretta e fisso il nulla che sovrasta la villa dei miei vicini di casa per otto minuti.
Affronto il secondo tempo della partita e ottengo l’ennesimo vittoria schiacciante.
Con tutto questo allenamento ho una media di 46 punti, 16 assist e 3 rimbalzi nelle ultime dieci partite che Michael Jordan ti devi proprio levare dal cazzo.

Ore 7:45
Rigenerato dai quarantotto minuti sul parquet virtuale del Madison Square Garden, mi dedico alla lettura di una decina di pagine di romanzo che devo centellinare perché è l’ultimo non letto che mi resta in casa. Carico la moka con due badilate di miscela arabica Lavazza e mi faccio ipnotizzare dalla fiammella sotto al fornello aspettando che l’eruzione marrone si sprigioni nella caffettiera.
Riempio una tazza grande e vado ad alimentare il solco che si sta formando fra la cucina e il balcone.
Accendo una sigaretta e fisso il nulla che corre lungo la strada deserta davanti a casa per dodici minuti.

Ore 8:00
Accendo i supporti elettronici per dedicarmi allo smart work.
Quadro un paio di estratti conto bancari senza movimenti, proprio come me che mi sto trasformando in una mummia del museo egizio, e apro la posta elettronica dove trovo soltanto mail riferite ai centosettanta decreti emanati dal Governo nelle quali si annuncia che, in pratica, nessuno al mondo fa più un cazzo.

Ore 9:00
Dopo un’ora di lavoro decido che è arrivato il momento della spesa e nel cervello mi risuona la colonna sonora di Momenti di gloria, quella che fa La La La La Lallaaa, La La La La Laaaa.
Indosso un capo spalla a casaccio, perfettamente abbinato con il resto dell’outfit che Giorgio Armani definirebbe “a cazzo di cane”, e corro verso il garage con lo stesso infantile entusiasmo di un ergastolano che rivede la figa dopo vent’anni.
Davanti al supermercato mi concio come un tecnico di Chernobyl il 26 aprile del 1986 e mi metto in coda davanti all’ingresso. Dietro di me arrivano un paio di anziani muniti di luoghi comuni e lamentele, ma non di carrello o borse di plastica, che si apprestano a fare quella che probabilmente è la terza spesa della mattina. A tal proposito, si narra che il record giornaliero appartenga a un ottantaseienne di San Secondo Parmense, avvistato per diciannove volte in coda davanti a quattordici supermercati diversi ubicati tra Zibello e Fontevivo.
Stipato il baule con provviste per una settimana, abbandono il mondo dei vivi e torno a casa.

Ore 10:00
Rientro in casa e consegno la soma a mia moglie che, nel frattempo, è risorta dalle lenzuola.
Il bottino viene trasferito in isolamento sul balcone come se fossero scorie di Uranio (giusto per allinearsi alla metafora Ucraina) e disinfettato pezzo dopo pezzo con ettolitri di alcool etilico denaturato.
Nell’attesa che termini la disinfezione alimentare, preparo il suo primo e mio terzo caffè e mi metto a fissare il nulla tra i rami degli alberi che stanno crudelmente riempiendosi di foglie, ricordandomi che questa sarà una primavera di merda.
Ingurgitata la dose di caffeina, accendo una sigaretta, apro l’applicazione di Facebook e rivolgo pensieri di disprezzo nei confronti dello Stato, di buona parte del popolo italiano, della Cina e delle catene dove ti chiedono di postare ogni giorno canzoni, film, aforismi e bestemmie per riempire Facebook di musica, cinema, citazioni ad minchiam e blasfemia gratuita.

Ore 10:30
Dal piano superiore arriva il richiamo di mia figlia che annuncia il suo ingresso ufficiale nella giornata.
Dopo averle preparato la colazione, faccio il duecentosettantesimo aerosol dall’inizio della quarantena, ormai il mio corpo è composto al 70% di acqua e al 30 % di cortisone.

Ore 11:00
Torno di nuovo nel mio “ufficio da campo”, registro ben cinque fatture fornitori e rispondo in maniera esageratamente prolissa a ben due mail che sono arrivate dall’ultimo controllo.

Ore 12:00
Sorteggio a caso il numero di un amico a cui rompere i coglioni e gli attacco una pezza di mezz’ora, durante la quale esprimiamo pensieri condivisi di disprezzo nei confronti dello Stato, di buona parte del popolo italiano, dell’Europa della Cina e dei virologi che un mese fa, parlando del Coronavirus, lo paragonavano a una variante della favola di Cappuccetto Rosso che una mattina, andando nel bosco poco vestita, si era presa una banale influenza. Cappuccetto, rassicurata dai professoroni, continuò così ad andare a trovare la nonna che ora, probabilmente, si trova ricoverata in terapia intensiva.

Ore 12:30
Mia moglie inizia la preparazione del pranzo, mentre io apparecchio trasportando dalla cucina al salotto una posata e un bicchiere alla volta e li posiziono con precisione maniacale davanti a ogni commensale. In condizioni normali, questa operazione si risolverebbe con un lancio di quattro metri sperando che coltelli e forchette restino tutti sul tavolo.

Ore 13:30
Inizia il momento clou delle giornata: le attività ludiche in giardino.
Il circuito prevede, in ordine variabile, il circolo per giovani anziani di bocce sul prato, il partitone con racchettoni da spiaggia a ricordo di passate ferie che probabilmente quest’anno non farò, la gara di freccette con bersaglio appeso al ramo di un albero e, infine, il meritato riposo del guerriero con pennichella sull’amaca, residuato bellico di un viaggio in Messico del 2003.

Ore 16:30
Il sole comincia a diminuire il suo potere riscaldante così lascio il giardino e torno sul balcone, fumo una sigaretta fissando il nulla che si insinua fra le colonne del portico per dodici minuti, apro l’applicazione di Facebook e rivolgo pensieri di disprezzo nei confronti dello Stato, di buona parte del popolo italiano, dell’Europa, della Cina, dei virologi e del meteo che per la giornata di domani prevede deboli, fottute, nevicate anche in pianura.
Mi rimetto al tavolo per l’ultima ora di smart work che consiste nella lettura di ben due mail: una del mio capo che chiede documenti rigorosamente archiviati nell’armadio dietro alla scrivania dell’ufficio, e una che mi offre uno stock di 15 mascherine e un disinfettante per mani a soli 750 euro.
Sbrigate le pratiche lavorative, si torna a fare un po’ di attività fisica con le falangi per la seconda partita giornaliera a NBA2K20, nella quale riporto una vittoria in trasferta di 34, con 63 punti, 21 assist, 12 rimbalzi e 4 recuperi. Praticamente sono diventato un incrocio letale tra Magic Johnson, Larry Bird, Wilt Chamberlain e Steve Nash in un unico giocatore.

Ore 18:00
Con ancora l’affanno da post partita, effettuo il secondo sorteggio di un amico per il consueto “bottone” infarcito di pensieri di disprezzo nei confronti dello Stato, di buona parte del popolo italiano, dell’Europa, della Cina, dei virologi, del meteo e degli amici scassacazzi che mandano stronzate sui gruppi di Whatsapp.

Ore 18:30
È il momento dell’ora d’aria, che consiste nel fare la passeggiata più triste del mondo in un sentiero fra due campi arati fissando il nulla dentro al quale si sta tuffando il sole rosso.
Mentre accendo una sigaretta e mi faccio assalire da pensieri di disprezzo nei confronti dello Stato, dell’Europa, della Cina, dei virologi, del meteo, degli amici scassacazzi e dei poliziotti da balcone che mi staranno sicuramente augurando di prendere il virus perché vivo in campagna e posso uscire a fare una passeggiata solitaria, davanti a me compare una coppia.
Vengo preso da un attimo di panico.
E quelli chi sono?
Non hanno animali al guinzaglio, saranno poliziotti in borghese? O forse saranno agenti delle forze dell’ordine ad interim verso le quali ho appena rivolto parte dei miei pensieri di disprezzo?
Si fermano e mi fissano da lontano.
Li imito.
Guidato dalla sensazione di essere nel selvaggio west, pronto ad affrontare un duello, mi tocco istintivamente il fianco destro per cercare la fondina della pistola.
Avanzo piano, la distanza con il nemico si riduce e mi preparo a rispondere a eventuali attacchi verbali del tipo: “Stai a casa! Se la gente muore è colpa tua!”
Ci avviciniamo ancora e ognuno si getta praticamente nel fosso che costeggia il proprio lato di carraia per mantenere la distanza di sicurezza imposta.
Sguardi torvi si incrociano, ma appena ci rendiamo vicendevolmente conto che nessuno è lì per scassare il cazzo altrui, i nostri tre volti si rilassano e lasciamo partire un contemporaneo “buonasera” accompagnato da sorrisi di sollievo.

Ore 19:00
Rientro a casa, prepariamo e consumiamo la cena, felici di esserci levati dal cazzo un’altra giornata, e facciamo partire la consueta proiezione di un film su Sky Cinema family che abbia un contenuto che non superi il livello di censura “bambini accompagnati”

Ore 23:00
Ci dedichiamo alla visione di una serie tv dai contenuti violenti e quindi non adatta ai minori, ma sono talmente annoiato dalla giornata che mi addormento alla seconda nota della sigla.

Ore 00:00
Vado a coricarmi a letto ma avendo dormito un’ora sul divano non ho più sonno.
Decido di guardare l’episodio della serie che mi sono appena perso per rimettermi in pari con mia moglie.

Ore 01:00
Prima di spegnere luce e tv, apro l’applicazione di Facebook e rivolgo pensieri di disprezzo nei confronti dello Stato, dell’Europa, della Cina, dei virologi, del meteo e degli amici scassacazzi, dei franchi tiratori da balcone e dell’applicazione di Facebook che, prima o poi, devo decidermi a disinstallare dal cellulare.

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